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Come Diventare Giornalista nel 2026: Albo, Praticantato ed Esame

Pubblicista e professionista sono due regimi diversi, non due livelli. Ecco requisiti reali, esame di idoneità, scuole riconosciute e i dati — anche scomodi — su redditi e occupazione.

Per diventare giornalista serve l'iscrizione all'Albo, che si articola in due elenchi. Il pubblicista vi accede documentando almeno due anni di attività giornalistica retribuita, senza esame. Il professionista deve svolgere 18 mesi di praticantato (o una scuola di giornalismo riconosciuta) e superare un esame di idoneità professionale. La laurea non è obbligatoria per legge, ma è posseduta dalla larga maggioranza dei giornalisti.
A cura di Patrizia Forlani
Giornalista professionista

Pubblicista e professionista: due regimi, non due livelli

È l'equivoco più comune. La Legge 69/1963, che disciplina la professione, non stabilisce una gerarchia ma due modi diversi di esercitare:

Giornalista professionistaGiornalista pubblicista
Definizione di leggeEsercizio esclusivo e continuativo della professioneAttività giornalistica non occasionale e retribuita, anche svolgendo altri lavori
Percorso18 mesi di praticantato o scuola riconosciutaDue anni di attività documentata
EsameSì, esame di idoneità professionaleNo (possibile colloquio deontologico)
Tipico profiloRedazione, lavoro dipendenteCollaboratore, spesso con altra professione

Fonte: Legge 3 febbraio 1963, n. 69, art. 1, e DPR 115/1965.

Il dato che sorprende: i pubblicisti rappresentano storicamente la componente maggioritaria dell'Albo. Secondo le analisi AGCOM, la loro quota è cresciuta dal 47% circa degli iscritti nel 1975 fino a circa il 67% nelle rilevazioni considerate dall'Autorità. L'AGCOM osserva però che questa crescita non appare motivata da un aumento della domanda: l'Albo si allarga mentre il mercato del lavoro si restringe.

Come si diventa pubblicista

Non c'è esame, ma i requisiti documentali sono precisi. La legge chiede almeno due anni di attività giornalistica retribuita; le linee guida del Consiglio Nazionale dell'Ordine hanno poi fissato parametri operativi:

RequisitoParametro indicativo
Numero di articoli nel biennio70 per quotidiani e siti online · 50 settimanali · 40 quindicinali · 20 mensili
CompensiTracciabili, indicativamente almeno 1.000 € lordi l'anno
Documentazione economicaCertificazione Unica e F24, fatture con cadenza non superiore al quadrimestre
AttestazioneDichiarazione del direttore responsabile su carta intestata

Fonte: Linee guida del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti (30/01/2024). Attenzione: la legge non fissa né un numero di articoli né una soglia economica; si tratta di linee guida, ma la valutazione della domanda spetta al Consiglio regionale dell'Ordine competente in base alla residenza del candidato. Verificare sempre con l'Ordine regionale di residenza.

Restano esclusi dal computo i libri e le riviste tecnico-scientifiche. Il Consiglio regionale può inoltre disporre un colloquio sulla deontologia professionale.

Un punto decisivo che blocca molti aspiranti: il blog personale, da solo, non è sufficiente per maturare titoli validi ai fini dell'iscrizione. L'attività deve essere svolta presso una testata regolarmente registrata, anche online, con un direttore responsabile iscritto all'Albo e in grado di certificare attività e compensi. È la ragione per cui conviene collaborare fin da subito con testate strutturate, anche piccole, piuttosto che con progetti editoriali informali.

Come si diventa professionista

Due vie portano all'esame:

Via 1 — Il praticantato (18 mesi)

  • Si svolge in redazione, con iscrizione al registro dei praticanti
  • È previsto un tutor, con relazione semestrale sull'attività svolta
  • Comprende un corso teorico (indicativamente almeno 45 ore) e 36 ore di formazione deontologica
  • Si conclude con la dichiarazione di compiuta pratica

Dal 2023 i criteri sono cambiati in modo rilevante: il vecchio vincolo che richiedeva una redazione con un numero minimo di giornalisti professionisti è stato sostituito da un test sostanziale, basato sulla produzione effettiva e sulla retribuzione, anche senza rapporto di lavoro subordinato. Una porta che si è aperta per molti collaboratori.

Via 2 — La scuola di giornalismo riconosciuta

La frequenza di una scuola biennale riconosciuta dall'Ordine sostituisce il praticantato.

Esiste anche una terza via, poco conosciuta: un pubblicista con almeno tre anni di attività giornalistica continuativa e documentata, svolta tramite collaborazione coordinata e continuativa con una o più testate idonee, può chiedere l'iscrizione al registro dei praticanti. Non è una scorciatoia automatica: servono attività reale, compensi documentati e requisiti verificabili dall'Ordine.

L'esame di idoneità professionale

Si svolge a Roma, davanti a una commissione composta da sette membri (cinque giornalisti e due magistrati), con almeno due sessioni l'anno.

  • Prova scritta (6 ore): una sintesi di 1.800 caratteri, un questionario di attualità e un articolo di 2.700 caratteri
  • Prova orale: sei materie, più la discussione di una tesina che può essere anche in formato video o audio (massimo 3 minuti)
SessioneCandidati allo scrittoAmmessi all'oralePercentuale
143ª (aprile 2026)28712844,6%
142ª249142~57%
140ª26921278,8%

Fonte: dati dell'Ordine dei Giornalisti sulle sessioni d'esame. La percentuale di superamento varia sensibilmente da una sessione all'altra.

Numeri da tenere presenti: ogni anno diventano professionisti poche centinaia di persone in tutta Italia. È un imbuto stretto, e l'ammissione all'orale non equivale al superamento finale.
Nota aggiornata a settembre 2026: per la 144ª sessione dell'Esame di idoneità professionale, i termini per le domande si sono chiusi l'8 settembre 2026 alle 23:59. La prova scritta digitale si svolgerà il 27 ottobre 2026 a Roma; sede e orari saranno comunicati con un successivo avviso. La domanda poteva essere presentata esclusivamente online tramite SPID o CIE. La tassa d'esame è di 150 euro, ridotta a 50 euro per i candidati ripetenti assenti alla sessione precedente per giustificato motivo. Chi non ha presentato domanda dovrà attendere la 145ª sessione, prevista nel 2027, verificando date e scadenze nell'avviso ufficiale dell'Ordine.

Le scuole di giornalismo riconosciute

In Italia sono 11 le scuole riconosciute dall'Ordine, distribuite tra Bari, Bologna, Milano, Napoli, Perugia, Roma, Torino e Urbino. Caratteristiche comuni:

  • Durata biennale, con frequenza obbligatoria a tempo pieno
  • Accesso per titoli ed esami, con selezione impegnativa
  • Sostituiscono il praticantato in redazione
  • Sono percorsi post-laurea, in larga parte organizzati come master biennali di primo livello o scuole e istituti riconosciuti dall'Ordine: per accedervi serve quindi la laurea
Il paradosso da conoscere: la laurea non è obbligatoria per diventare giornalista professionista attraverso il praticantato tradizionale, ma lo diventa di fatto scegliendo una scuola riconosciuta. Chi punta a questo percorso deve mettere in conto laurea + due anni di scuola + Esame di idoneità professionale.

Serve la laurea?

Per legge no. Per iniziare il praticantato tradizionale non è richiesta la laurea. L'ordinamento professionale richiede un titolo di studio non inferiore alla licenza di scuola media superiore; in mancanza, è previsto un esame di cultura generale diretto ad accertare l'attitudine all'esercizio della professione. La laurea è invece necessaria per frequentare uno dei master o delle scuole autorizzate che sostituiscono il praticantato aziendale.

Nei fatti, però, la laurea è sempre più importante. Secondo l'Osservatorio AGCOM sul giornalismo, circa il 70% dei giornalisti possiede un titolo superiore al diploma, come laurea, master o dottorato; tra i laureati prevalgono i percorsi umanistici e sociali.

Le classi di laurea più frequenti:

ClasseDenominazione
L-20Scienze della comunicazione (triennale)
LM-19Informazione e sistemi editoriali
LM-59Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità
LM-92Teorie della comunicazione

Nessuna di queste lauree dà accesso diretto all'Albo: il percorso resta quello del praticantato o della scuola riconosciuta. Il Consiglio Nazionale dell'Ordine ha proposto al Parlamento di introdurre un obbligo di laurea, ma si tratta al momento di una proposta, non di una norma vigente.

Si può studiare online?

Sì, per la parte universitaria. Le lauree in Scienze della comunicazione erogate da atenei telematici riconosciuti dal MUR hanno pieno valore legale, se il corso è regolarmente accreditato, e possono rappresentare una base solida per chi vuole lavorare nel giornalismo.

Va però chiarito un punto essenziale: nessuna laurea, online o in presenza, consente da sola l'iscrizione all'Albo. La formazione universitaria aiuta a costruire competenze in scrittura, comunicazione, media digitali, diritto dell'informazione, marketing e analisi dei pubblici, ma il percorso ordinistico resta quello previsto dalla normativa.

  • Flessibilità: videolezioni e materiali disponibili online, utili per chi lavora o collabora già con testate
  • Compatibilità con le collaborazioni: molti aspiranti pubblicisti scrivono per testate locali, online o di settore mentre studiano, maturando gradualmente i due anni richiesti
  • Base culturale e tecnica: un percorso in comunicazione sviluppa competenze in scrittura, media digitali, comunicazione pubblica, social media e produzione editoriale
  • Accesso alle scuole riconosciute: la laurea consente di candidarsi ai percorsi biennali che sostituiscono il praticantato tradizionale
  • Costo agevolato: con il supporto del Polo di Orientamento Vantaggio è possibile verificare convenzioni, agevolazioni o riduzioni disponibili al momento dell'iscrizione

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Costi dell'Albo e formazione continua

L'iscrizione all'Ordine comporta costi amministrativi che possono variare in base all'Ordine regionale di riferimento. In generale bisogna considerare:

  • Tassa di concessione governativa: 168 €, dovuta al momento dell'iscrizione all'Albo dei giornalisti, professionisti o pubblicisti
  • Quota annuale all'Ordine regionale: varia da regione a regione; in Lombardia, ad esempio, la quota indicata è di 100 €
  • Altri costi di prima iscrizione: possono includere marca da bollo, diritti di segreteria, tassa di ammissione, tessera professionale o altre voci previste dal singolo Ordine

La formazione professionale continua è obbligatoria anche per i pubblicisti. Il nuovo regolamento, in vigore dal 13 giugno 2026, prevede in via generale 60 crediti nel triennio, distribuiti su almeno due anni, di cui almeno 20 deontologici. Sono previste regole specifiche ed eventuali esoneri o riduzioni in base all'anzianità di iscrizione e ad altre condizioni.

Redditi e occupazione: i dati veri

Questa è la sezione che molte guide evitano. I dati AGCOM sulla distribuzione dei redditi dei giornalisti sono espliciti:

Tipo di rapportoFino a 5.000 €5-20.000 €20-75.000 €Oltre 75.000 €
Dipendente6,6%12,9%52,0%28,5%
Autonomo44,5%34,0%17,4%4,0%
Parasubordinato49,7%35,3%13,0%2,0%

Fonte: AGCOM, Rapporto sul giornalismo. Redditi lordi annui da attività giornalistica.

La lettura onesta: il lavoro dipendente offre nella maggior parte dei casi una stabilità reddituale più alta: oltre l'80% dei dipendenti supera i 20.000 € annui da attività giornalistica. Tra autonomi e parasubordinati, invece, quasi la metà resta sotto i 5.000 € annui. Il dato non misura il talento individuale, ma riflette contratti, continuità degli incarichi e potere contrattuale.

Anche il dato generazionale conferma la difficoltà di ingresso: circa il 72% degli under 35 resta sotto i 20.000 € annui. Chi vuole intraprendere questa professione deve valutare con lucidità anche il modello professionale da costruire: redazione, collaborazione stabile, freelance, ufficio stampa, comunicazione editoriale o produzione di contenuti digitali.

Il quadro strutturale conferma la tendenza: gli iscritti alla previdenza dei giornalisti mostrano un sorpasso storico degli autonomi sui dipendenti, con i posti in redazione in calo e le collaborazioni in crescita. Dal 2022 la gestione previdenziale principale è confluita nell'INPS.

Un elemento da considerare: il contratto collettivo nazionale di riferimento risulta fermo da circa un decennio, e la commissione sull'equo compenso per i collaboratori non ha prodotto esiti operativi.

Il giornalismo digitale e le nuove figure

Il settore dell'informazione si sta spostando sempre di più verso il digitale, aprendo spazi reali per chi sa unire scrittura, competenze giornalistiche e padronanza dei nuovi linguaggi:

  • I siti online possono valere quanto i quotidiani ai fini del computo degli articoli, purché siano testate giornalistiche e non blog personali
  • L'Esame di idoneità ammette tesine in formato scritto, ipertestuale, video o audio
  • Crescono ruoli come data journalism, SEO editoriale, produzione video, podcast, fact-checking, newsletter e audience development

Sul confine con blogger e content creator la regola è netta: si può pubblicare liberamente (la libertà di manifestazione del pensiero è costituzionalmente garantita), ma non ci si può definire giornalisti senza iscrizione all'Albo, né dirigere una testata registrata. Il titolo e la professione sono riservati per legge.

I percorsi in comunicazione con il Polo di Orientamento Vantaggio

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Un consiglio pratico: una laurea in comunicazione apre anche a sbocchi contigui e spesso più stabili del giornalismo — uffici stampa, comunicazione d'impresa e istituzionale, digital PR, editoria. Molti studenti scelgono questo percorso proprio per tenere aperte più strade.

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Cosa dicono i nostri studenti

★★★★★
"Collaboravo con un giornale locale mentre studiavo online. Alla fine dei due anni avevo gli articoli e i compensi tracciati per l'iscrizione come pubblicista. Oggi sto valutando di diventare professionista. Il consiglio che do a tutti: fatevi pagare sempre con fattura o cedolino, anche poco. Chi non lo fa si ritrova senza titoli validi."
Martina R. — Laureata L-20, MercatorumGiornalista pubblicista, 23 anni, Ancona
★★★★★
"Ho iniziato come blogger indipendente. Con il tempo sono stato assorbito da una testata online, dove ho capito cosa significa lavorare con una linea editoriale, tempi di pubblicazione e responsabilità giornalistiche. Poi ho scelto Scienze della Comunicazione online per rafforzare il mio profilo e accedere a opportunità più stabili. Oggi lavoro come addetto stampa: il giornalismo mi ha dato metodo e capacità di scrittura, ma nella comunicazione istituzionale ho trovato maggiore continuità professionale."
Stefano B. — Laureato L-20, MercatorumAddetto stampa, 38 anni, Bologna
★★★★☆
"Ho preso la triennale per poter accedere a una scuola di giornalismo riconosciuta: sono master di primo livello, quindi senza laurea non entri. La selezione è dura e i posti pochissimi, ma almeno ora ho i requisiti per provarci."
Luca D. — Laureato triennale, Mercatorum29 anni, Napoli
4.9/5
151 recensioni verificate su Google Business
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Il settore a 10 anni

Va detto senza giri di parole: l'editoria tradizionale è in contrazione occupazionale, mentre l'Albo dei giornalisti resta molto ampio e, dopo anni di calo, ha registrato una risalita nel 2024. È una forbice che rende il mercato più competitivo: non mancano le persone iscritte alla professione, ma sono diminuiti gli spazi stabili nelle redazioni tradizionali.

Iscritti all'Albo (migliaia) Giornalisti dipendenti (migliaia) Giornalisti autonomi (migliaia)
AnnoIscritti AlboDipendentiAutonomiFonte
2022104.830~18.000~24.000CNOG / previdenza
2024103.634~17.000~25.000CNOG / previdenza
2026103.00016.20026.500Proiezione su trend
2030101.50014.50029.000Proiezione su trend
2034100.00013.00031.500Proiezione su trend

Dati verificati: iscritti all'Albo pari a 104.830 (2022) e 103.634 (2024), fonte Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti. Le serie su dipendenti e autonomi sono ricostruzioni indicative sulla base dei dati previdenziali di settore, che documentano il sorpasso degli autonomi sui dipendenti. Le proiezioni 2026-2034 sono elaborazioni su trend e non costituiscono garanzia di risultati futuri.

Come leggere questo grafico: non racconta un settore che scompare, ma un settore che cambia forma. Il lavoro dipendente in redazione si riduce, mentre crescono le collaborazioni e le professioni della comunicazione digitale. Chi entra oggi deve costruirsi competenze ibride — scrittura, video, dati, SEO — e considerare anche gli sbocchi contigui al giornalismo puro.

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Domande frequenti su come diventare giornalista

Serve la laurea per diventare giornalista?
Per legge no: l'ordinamento professionale richiede al massimo il diploma di scuola superiore. Nei fatti circa il 70% dei giornalisti ha un titolo superiore al diploma, e la laurea diventa indispensabile per accedere alle scuole di giornalismo riconosciute, che sono master di primo livello.
Che differenza c'è tra pubblicista e professionista?
Non sono due livelli ma due regimi. Il professionista esercita l'attività in modo esclusivo e continuativo, dopo 18 mesi di praticantato (o una scuola riconosciuta) e il superamento dell'esame di idoneità. Il pubblicista svolge attività giornalistica non occasionale e retribuita, anche insieme ad altri lavori, e accede all'Albo documentando due anni di attività, senza esame.
Quanti articoli servono per diventare pubblicista?
La legge non fissa un numero. Le linee guida del Consiglio Nazionale dell'Ordine indicano circa 70 articoli nel biennio per quotidiani e siti online (50 per i settimanali, 40 per i quindicinali, 20 per i mensili), con compensi tracciabili e dichiarazione del direttore responsabile. I Consigli regionali possono applicare parametri diversi: verificare con l'Ordine di residenza.
Il mio blog vale per l'iscrizione all'Albo?
No. Servono pubblicazioni su una testata registrata con un direttore responsabile iscritto all'Albo, che possa rilasciare la dichiarazione richiesta. Un blog personale, per quanto seguito, non produce titoli validi ai fini dell'iscrizione.
Com'è strutturato l'esame di idoneità professionale?
Si svolge a Roma davanti a una commissione di sette membri (cinque giornalisti e due magistrati). Prevede una prova scritta di 6 ore (sintesi di 1.800 caratteri, questionario di attualità, articolo di 2.700 caratteri) e una prova orale su sei materie con discussione di una tesina, che può essere anche in formato video o audio.
Quanto guadagna un giornalista?
Dipende soprattutto dal tipo di rapporto di lavoro. Secondo i dati AGCOM, tra i giornalisti dipendenti il 52% dichiara tra 20.001 e 75.000 euro e il 28,5% supera i 75.000 euro. Tra gli autonomi, invece, il 44,5% resta sotto i 5.000 euro annui da attività giornalistica; tra i parasubordinati la quota sale al 49,7%. Circa il 72% degli under 35 resta sotto i 20.000 euro annui.
Quante sono le scuole di giornalismo riconosciute?
Sono 11, distribuite tra Bari, Bologna, Milano, Napoli, Perugia, Roma, Torino e Urbino. Sono percorsi biennali, a frequenza obbligatoria e a tempo pieno, con selezione per titoli ed esami. Sostituiscono il praticantato tradizionale ai fini dell'accesso all'Esame di idoneità professionale e, in quanto percorsi post-laurea riconosciuti, richiedono la laurea per l'ammissione.
Un blogger o un content creator può definirsi giornalista?
No. Si può pubblicare liberamente, perché la libertà di manifestazione del pensiero è garantita dalla Costituzione, ma il titolo e la professione di giornalista sono riservati agli iscritti all'Albo. Non è inoltre possibile dirigere una testata registrata senza l'iscrizione.

Registro delle modifiche

Manteniamo questa guida aggiornata a ogni cambiamento normativo. Qui trovi lo storico delle modifiche più rilevanti, con il testo precedente e quello aggiornato.

11 settembre 2026 · Aggiornamento 144ª sessione dell'Esame di idoneità professionale
Aggiornate date, modalità e tassa d'esame

Aggiornate le informazioni relative alla 144ª sessione: termini per la presentazione delle domande chiusi l'8 settembre 2026 e prova scritta digitale prevista il 27 ottobre 2026 a Roma. Inserite modalità di presentazione, importi della tassa d'esame e rinvio alla sessione successiva per i nuovi candidati.